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Tanzania - Kitapilimwa 2011 - Il nuovo asilo
Ha realizzato asili nido, scuole primarie e secondarie, pozzi eolici, pozzi con pannelli solari e con pompe a mano, ristrutturazione ed altre opere necessarie alla popolazione. Ma la missione di quest’anno aveva un particolare significato in quanto intrapresa con grande coraggio dopo un delicato intervento chirurgico che aveva per diversi mesi debilitato il fisico di Savino.
La richiesta di costruire un asilo è stata accolta subito dall’ Agape con la decisione di ampliare la costruzione richiesta, realizzando una struttura polivalente, di grandi dimensioni. La nuova struttura verrà inaugurata dal vescovo, in occasione della cresima dei bimbi del villaggio, il prossimo 4 Novembre, un rappresentante dell’Agape è invitato alla cerimonia.
“Arrivo a Dar il 5/06/2011, mi procuro subito una scheda telefonica locale, dovevo informare del mio arrivo le suore laiche dell’ALM. Il 6/6 sarei arrivato ad Iringa, per poi raggiungere Mfiome. Durante il viaggio in bus di circa 10 ore, non riesco a contattarle telefonicamente, mi rendo conto soltanto in prossimità di Iringa che il credito di 20.000 Sth, mi era stato sottratto elettronicamente nel momento dell’acquisto, roba da tecnologia avanzata, cominciamo bene!!! Il 7 raggiungo il villaggio di Mfiome, ospite dell’ALM.
Al mio arrivo, mi sarei aspettato la
presenza del parroco, quale richiedente del progetto, per concordare con
lui, l’area sulla quale costruire l’asilo, si presenta invece dopo otto
giorni come se nulla fosse, procurandomi un grande disagio visti
Il parroco visto il progetto che avevo già elaborato, nei giorni in attesa del suo arrivo, accoglie con soddisfazione quanto da me proposto, ritenendolo migliorativo e più grande rispetto alla sola funzione di asilo da lui richiesta. La costruzione è composta da tre grandi aule di 55 mq ciascuna, un salone destinato ad un utilizzo polivalente, un grande ufficio, una cucina con una dispensa alimentare, un cortile per i giochi, all’esterno dell’edificio sono stati costruiti dei gabinetti, per rendere funzionale la nuova struttura. Sarebbe necessario anche un pozzo per d’acqua potabile, indispensabile per la salute e l’igiene dei bombi. Vedremo il prossimo anno. Con il contributo di Pascal, sindaco del villaggio e mio fratello africano, organizziamo subito una squadra di 16 operai, alcuni dei quali sono gli stessi dei progetti già realizzati negli anni passati, e iniziamo ad effettuare i tracciati e gli scavi di fondazione, contemporaneamente, comunico al parroco l’elenco dei materiali ed attrezzature più urgenti da comprare, necessari, per l’inizio dei lavori. Purtroppo anche per questo incarico il parroco dimostra di non avere la serietà necessaria infatti i materiali arrivano incompleti ed in ritardo, nonostante avesse “imposto” la sua volontà di occuparsi degli acquisti. Tutto ciò mi preoccupa molto, non riesco a programmare, ne i costi, ne tantomeno i tempi di realizzazione e di questo informo regolarmente l’Agape. Forse ho dimenticato che in Africa, questa è la normalità. Le attività, procedono comunque nonostante le solite difficoltà: voglia dei locali di far durare il lavoro più a lungo possibile, difficoltà di approvvigionamento dei materiali, scarsa o inesistente collaborazione dei referenti. Comunque anche questa volta i risultati raggiunti, possono essere considerati, un miracolo africano. A tutto ciò si può aggiungere la difficoltà per raggiungere il cantiere, 6 km circa, spesso percorsi a piedi. Durante il tragitto incontro i bambini, anche piccolissimi, diretti verso l’asilo ALM, tutti mi salutano “habari baba Savino”, potete immaginare l’emozioni che provo ogni volta, ciò compensa ampliamente le difficoltà e la fatica. Dopo circa 40 giorni dall’inizio dei lavori, la struttura, compreso il tetto, è quasi ultimata, la sequenza dei lavori prevede il montaggio degli infissi, ma purtroppo senza avvertirmi anche in questo caso il parroco non ha rispettato gli impegni, e con i tempi ristretti mi vedo costretto a rivolgermi ad un altro fornitore, con conseguenze negative sui costi e sui tempi di ultimazione. Pertanto sono costretto a rinviare di quindici giorni il ritorno a casa. Per me, un altro problema è stata la comunicazione, non conoscendo l’inglese, e molto poco lo Swhaili, con tanta fatica, ma con la buona volontà reciproca, con gli operai siamo riusciti a comprenderci, ne è la prova il risultato finale. Mi piace condividere anche questa avventura con coloro che non hanno mai fatto esperienze simili. Oggi recuperata la fatica sono pronto a ripartire per un altra avventura, consapevole delle difficoltà e delle nuove emozioni che mi attendono……………… insieme ai nostri fratelli africani.” Home <<< |